Farmacie italiane: il futuro è nell’aggregazione. Ma attenzione
all’e-commerce

Farmacie italiane: il futuro è nell’aggregazione. Ma attenzione all’e-commerce

Se oggi proviamo a immaginare l’identikit della farmacia del futuro, lo scenario che si prospetta con maggiore fermezza è sicuramente quello dell’aggregazione. Secondo le nostre ultime stime, entro il 2019 il 25% delle farmacie italiane sarà radunato in catene reali o virtuali, con grandi conseguenze per l’intero mercato farmaceutico. Al momento nel nostro Paese si contano tre gruppi internazionali, un fondo di investimento (Dr. Max) e altri privati, diversi distributori nazionali e network di brand specializzati. Guardando al dato puramente quantitativo, oggi è presente una sola catena reale (Lloyds Pharmacy) che ha un’incidenza dell’1%. Il 29% delle farmacie è raggruppato in catene virtuali, con vincoli più o meno forti, mentre il restante 70% è composto da farmacie indipendenti.

Le proiezioni dei prossimi tre anni vedono innanzitutto un aumento generale del numero di farmacie, che passeranno da 18.800 a 19.500, grazie al decreto Cresci Italia del 2012. «Un dato molto positivo per il paziente – commenta il nostro Sergio Liberatore – ma che rischia di avere un effetto sui ricavi delle singole farmacie. Secondo le nostre stime, attualmente il fatturato medio per punto vendita è di 1,4 milioni di euro e ogni farmacia può contare su una media di circa 3.300 abitanti».

Non solo, prevediamo un aumento delle catene reali (che arriveranno al 10% del totale) e un aumento relativo delle catene virtuali, in particolare di quelle con un modello di acquisto in esclusiva (che costituiranno il 26% del totale), mentre un buon 8% sarà governato da rapporti meno vincolanti tra catena e farmacia. Infine le farmacie indipendenti rappresenteranno poco più della metà del totale (56%), con una distribuzione omogenea sul territorio dal momento che il decreto Cresci Italia prevede un copertura del 20% per ogni Regione.

Ma qual è lo stato di salute del mercato? Come sappiamo, il mercato dei prodotti venduti in farmacia è cambiato molto negli ultimi dieci anni. Oggi la dispensazione del 90% dei farmaci più innovativi (e quindi più costosi) avviene attraverso l’ospedale o l’ASL, allo scopo di ridurre i costi tramite l’acquisto diretto dei medicinali dall’industria farmaceutica. Nel contempo abbiamo assistito a un’impennata dei prodotti equivalenti che, considerati i prezzi inferiori, ha influito sulla redditività della farmacia. Eppure il fatturato del settore non ha subito importanti scossoni – mantenendosi sui 25 miliardi di euro annuali – grazie all’apporto di nuove categorie di prodotto come gli integratori e i cosmetici, che hanno battuto la concorrenza di parafarmacia e GDO.

In virtù di tali premesse, possiamo prevedere cambiamenti simili a quelli avvenuti nei principali Paesi europei e negli USA oppure la farmacia italiana manterrà un profilo più tradizionale? L’obiettivo del legislatore di modernizzare il settore e di aprire alle catene di distribuzione al dettaglio è riuscito parzialmente, ma in generale il settore sta vivendo importanti trasformazioni e si sta aprendo all’entrata dei grandi gruppi internazionali. Per esempio, negli ultimi mesi abbiamo assistito all’acquisto di PillPack da parte di Amazon. L’operazione ha posto l’accento su un modello personalizzato di vendita dei farmaci, che in Italia è poco conosciuto ma che potrebbe essere presto importato dai grandi gruppi distributivi che operano nel nostro Paese. Non solo: dopo il debutto nella città di Milano, il colosso statunitense ha attivato in alcune zone di Roma il servizio Consegna oggi, che riguarda anche prodotti per la cura e l’igiene della persona, alimentari, integratori e parafarmaci.

E infine uno sguardo allo spauracchio dell’e-commerce: nonostante la filiera farmaceutica sia ancora basata prevalentemente sul rapporto di fiducia tra paziente e farmacista – basti pensare che ogni giorno entrano in farmacia circa quattro milioni di persone – impossibile non osservare il rafforzarsi di nuovi modelli di vendita: nel 2017, in Italia la vendita online di prodotti senza obbligo di ricetta è aumentata del 17%.

Aggiornamento 09/2018

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2018-09-07T11:34:59+01:00 Categorie: SCENARIO PHARMA ITALIANO|Tag: , , , |