NUOVE ARMI CONTRO UNO DEI “BIG KILLER”

POSTATO IN SPECIALTIES
A cura di Melania Monfardini

Lo stato dell’arte della contraccezione ormonale

Attualmente in Italia vivono 692.955 donne che hanno ricevuto una diagnosi di tumore alla mammella e, nel 2016, sono stati contati circa 50.000 nuovi casi: questo tumore può colpire in tutte le fasce di età, anche se la concentrazione massima si registra intorno ai 50 anni. Emerge però un dato positivo: l’Italia è il primo Paese Europeo con la più elevata percentuale di sopravvivenza, con l’85,5% a 5 anni.

Il carcinoma alla mammella qualche numero

Nel cancro al seno uno dei criteri che più impattano sulla diagnosi e sulle terapie è l’espressione dei recettori ormonali. Il tumore alla mammella ormonoresponsivo è trattato – oltre che con la chemioterapia classica – anche con le terapie ormonali, oggi utilizzate in adiuvante (ovvero, dopo l’intervento chirurgico a scopo preventivo). Inoltre, viene trattato anche quando la malattia esordisce in metastatico oppure mostra una progressione o ricaduta.

A seconda dell’espressione del recettore, le pazienti ormonoresponsive si dividono tra una minoranza (ER+Her2+), che pur avendo una malattia tendenzialmente aggressiva si giova di una terapia biologica ad elevatissima efficacia (trastuzumab), e una maggioranza di pazienti con una malattia più indolente (ER+Her2-), che beneficia sia di terapie ormonali (tamoxifene, anastrozolo, letrozolo, exemestane, fulvestrant) che di diverse chemioterapie.

Quest’ultimo setting di pazienti (Her2 negative) potrà giovare degli inibitori CDK4/6: infatti, le prime due molecole in arrivo, palbociclib e ribociclib, hanno dimostrato un PFS (progression free survival/intervallo libero da malattia) di oltre 25 mesi in prima linea metastatica, mentre abemaciclib, la terza molecola che sarà presente sul mercato tra un paio di anni, sta promettendo risultati altrettanto positivi.

Gli inibitori CDK4/6 saranno utilizzabili sia in prima che in seconda linea metastatica, in associazione con letrozolo o fulvestrant.

Una volta validata la loro efficacia anche nella pratica clinica, fatta salva la barriera dei costi, la nuova classe potrà essere considerata una possibile alternativa alla chemioterapia, che ancora oggi rappresenta la prima scelta per la maggioranza degli oncologi in Italia.

Senza grandi novità terapeutiche rimane invece quella piccola quota di pazienti cosiddette “triple negative”, che oggi può beneficiare solamente della chemioterapia.

Aggiornamento 05/2017

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2017-05-04T16:20:28+01:00 Categorie: SPECIALTIES|Tag: |